Il Miglio Verde
Ξ Marzo 23rd, 2009 | → 0 Comments | ∇ Recensioni |
Quarantottesimo libro di KING che ospita la mia libreria. Ho atteso questa versione rilegata, prima di cimentarmi nella lettura di quest’opera. Probabilmente, molti di voi, si ricorderanno che inizialmente era stato pubblicato a puntate nel 1996. Nel 1999 uscì poi lo splendido film con Tom Hanks.
Probabilmente si tratta di uno dei pochi casi in cui la visione del film, completa in parte la lettura del libro. L’impressione che ho avuto leggendo è stata proprio quella di rivedere il film e in particolare Tom Hanks. Personalmente ritengo che sia stato perfetto nel ruolo di Paul Edgecombe. Non potrei immaginarmi nessun altro al posto suo.
( Attenzione: SPOILER )
La storia si svolge quasi interamente nel braccio della morte, chiamato “affettuosamente” il miglio verde, per il colore particolare del pavimento. Qui vengono alla luce gli aspetti più particolari dell’animo umano, con le sue più tremende e orride sfaccettature. Molti avranno visto il film, e molti avranno senz’altro letto il libro. Non voglio quindi dilungarmi sulla storia in sè, ma vorrei soffermarmi un attimo sulla figura di John Coffey.
John Coffey, rappresenta secondo me, quella speranza, quell’ultimo miglio (appunto) in cui tutti noi ci vorremmo affidare nei momenti di bisogno. E nello stesso tempo è una figura che in qualche modo ci conforta, ci tranquillizza. Ma nonostante tutto, nonostante egli abbia passato la vita aiutando gli altri, alla fine riceve in cambio la sedia elettrica, al pari di pluri assassini… A volte la salvezza equivale alla dannazione.
Vi lascio con alcune curiosità e qualche coincidenza
- Non è casuale che le iniziali di John Coffey siano le stesse di Jesus Christ.
- Nel 1996, Stephen King riceve il Premio Bram Stoker con questo romanzo.
- Le scene ambientate all’esterno e all’interno del carcere sono state in realtà girate presso il Tennessee State Prison, penitenziario che un tempo ospitava il braccio della morte dello stato americano.
- Dopo che John Coffey guarisce la moglie del direttore del carcere, questa gli regala una medaglietta di San Cristoforo. Pare che il santo in questione fosse fisicamente un gigante. È considerato un santo guaritore ed è stato giustiziato dopo essere stato condannato a morte. Le analogie tra il santo e il protagonista del film sono davvero troppe per essere considerate semplici coincidenze.
Fabio.
